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Articolo negativo online in Italia: diritto all’oblio e cronaca

Articolo negativo online in Italia: diritto all’oblio e cronaca

Un articolo di cronaca che ti riguarda e che compare tra i primi risultati di Google può pesare su lavoro, rapporti e reputazione per anni. In Italia la legge protegge sia chi scrive sia chi viene citato, e capire come i due diritti si bilanciano aiuta a non farsi illusioni e a non perdere tempo.

Diritto di cronaca e diritto all’oblio: due diritti in tensione

Il diritto di cronaca è tutelato dalla Costituzione e consente di pubblicare notizie vere, di interesse pubblico e raccontate con misura. Il diritto all’oblio, invece, riconosce che il passare del tempo può far perdere interesse a una notizia, soprattutto quando riguarda una persona privata e non un personaggio pubblico. I giudici italiani valutano caso per caso: l’esattezza della notizia, il tempo trascorso, il ruolo pubblico della persona e l’attualità dell’interesse. Non esiste una regola automatica secondo cui un articolo vecchio debba sparire.

Cosa dice il GDPR e quale ruolo ha il Garante

L’articolo 17 del GDPR riconosce il diritto alla cancellazione dei dati personali, ma prevede un’eccezione importante quando il trattamento serve all’esercizio della libertà di espressione e di informazione. Per questo, davanti a un articolo giornalistico veritiero, la protezione non è mai assoluta. Il Garante per la protezione dei dati personali è l’autorità italiana che si occupa di questi temi e interviene soprattutto sui motori di ricerca, cioè sul modo in cui un contenuto viene collegato al tuo nome.

Deindicizzazione e cancellazione non sono la stessa cosa

È la distinzione più importante. La deindicizzazione fa sì che un articolo non compaia più quando si cerca il tuo nome sui motori di ricerca, ma l’articolo resta online sul sito del giornale. La cancellazione elimina invece il contenuto alla fonte. Secondo l’orientamento della Corte di cassazione, il Garante può occuparsi della prima, mentre ordinare la cancellazione dall’archivio di una testata richiede in genere una decisione di un giudice, di solito quando la notizia è risultata falsa o diffamatoria.

La Riforma Cartabia: se sei stato prosciolto

Il decreto legislativo 150/2022, la cosiddetta Riforma Cartabia, ha introdotto l’articolo 64-ter delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale. Riguarda chi è stato assolto, prosciolto con sentenza di non luogo a procedere o destinatario di un provvedimento di archiviazione. In questi casi il provvedimento può riportare un’annotazione che attesta il diritto di chiedere la deindicizzazione, nei limiti previsti dall’articolo 17 del GDPR. È una tutela importante per chi ha visto il proprio nome associato a un procedimento poi concluso a suo favore, ma non cancella gli articoli già pubblicati.

Diffamazione e rettifica

Se l’articolo contiene fatti falsi o attribuzioni lesive, entrano in gioco regole diverse. La diffamazione è reato ai sensi dell’articolo 595 del Codice penale, con un’aggravante quando avviene con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità. Per le testate registrate esiste inoltre il diritto di rettifica previsto dalla legge sulla stampa (legge 47/1948). Servono però prove concrete e tempi rapidi: una critica dura o una notizia scomoda ma vera non è diffamazione.

Cosa è realistico aspettarsi

Una notizia vera, recente e di interesse pubblico difficilmente verrà rimossa. Le possibilità crescono quando è passato molto tempo, quando il procedimento si è chiuso a tuo favore, quando non hai un ruolo pubblico o quando il contenuto è inesatto. In molti casi l’obiettivo più concreto non è far sparire l’articolo, ma ridurne la visibilità e costruire risultati positivi e veritieri che raccontino chi sei oggi. Nessuno serio può garantirti un risultato.

Queste sono informazioni generali, non consulenza legale: le norme e la giurisprudenza cambiano e ogni caso è diverso. Per una situazione concreta conviene sentire un avvocato esperto di diritto dell’informazione e della privacy.

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